Stefano Bollani sulla panchina di Fermati, Vivi!

 

Dopo mesi di accordi e peripezie organizzative, finalmente abbiamo data, luogo e orario per incontrare Stefano Bollani, pianista di fama internazionale che si è dimostrato disponibile per sedersi sulla nostra panchina gialla e raccontarci cosa significa per lui fermarsi a vivere.
Di date in questi mesi ne avevamo ipotizzate tante, ma c’era sempre un imprevisto che ci impediva di incontrarci. Questa sembra la volta buona.

Arriviamo puntuali al teatro dell’Opera di Firenze, luogo deputato all’incontro, dove Stefano sta facendo le prove generali per il concerto che si terrà in serata insieme al direttore d’orchestra Zubin Mehta. Sarà la maestosità del teatro storico o l’altisonanza dei due titani che duellano in scena, ma appena entrati ci sentiamo piccoli piccoli.

Da una porta lasciata casualmente socchiusa rubiamo qualche minuto di prove; bastano pochi istanti per essere pervasi dall’entusiasmo e dall’adrenalina che i musicisti stanno vivendo. Rimarremmo volentieri lì nascosti ad assistere alle prove, ma un tecnico audio ci scopre e ci caccia. Idillio finito. Ci ricordiamo che siamo lì per lavorare. E iniziamo a cercare la saletta che ci hanno destinato.

In fretta e furia allestiamo il set e attendiamo che Stefano arrivi.
Quando entra, con il suo look casual e il fare “compagnone” stentiamo quasi a credere che sia la stessa persona che suonava fino a un minuto prima sul palco. E visto così, in tutta la sua simpatica semplicità, ci sembra ancora più grande.

Si siede al piano e verifica con noncuranza l’accordatura del pianoforte che hanno preparato per lui. Sembra soddisfatto. D’istinto suona qualche minuto “a braccio” per sciogliere l’atmosfera e prendere confidenza con la panchina gialla su cui è seduto e sul messaggio di cui si sta facendo testimonial.

Noi diamo REC alla telecamera e assistiamo allo spettacolo. Stefano smette all’improvviso di suonare e inizia a parlarci di quanto sia importante nella sua vita il concetto del fermarsi. Fermarsi a riposare insieme alle persone che si amano. Fermarsi a guardare a che punto siamo arrivati. Fermarsi a pensare dove vogliamo andare adesso. “Come nella musica!” aggiunge, e ci improvvisa un pezzo fatto di pause e riprese, sempre diverse.

“Il bello delle pause”, dice, “è che non sai mai cosa verrà dopo. Può esserci una nota alta o una bassa, la melodia può riprendere come ti aspetti o cambiare completamente e lasciarti spiazzato”.

Nella musica come nella vita. Nella vita come nella musica.

Per Bollani è evidente che il confine è sottile, la differenza quasi inesistente. Ma la metafora vale un po’ per tutti e la riflessione nasce spontanea: forse per paura di ciò che “potrebbe succedere” abbiamo smesso di fermarci e, quindi, di vivere davvero.

Le paure… spada di Damocle della società moderna, sempre in bilico tra il subirle, con vigliaccheria, e il fingere che non esistano, con superficialità. Fermiamoci ad affrontarle, davvero nessuno sa che melodia ne verrebbe fuori, ma sarebbe bello scoprirlo.
Come lo sarebbe continuare a guardare Stefano che suona improvvisando con energia e trasporto. Ma c’è un concerto, ci sono delle prove da ricominciare e a noi restano i saluti. Caldi e amichevoli, con promessa solenne di rivederci per altre collaborazioni.

Non vediamo l’ora.

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Michele Riefoli
Ospite

Stefano Bollani è un davvero un grande, un Maestro! Sono affascinato dalla sua capacità di trasferire anche in parole quello che esprime magistralmente con la sua musica.
Complimenti vivissimi anche a chi, dell’equipe della Macro, ha redatto questo articolo. Sarebbe stato bello che si firmasse (ripeto firmasse, non fermasse 🙂
Michele Riefoli

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